Conosci questa regola fondamentale della tecnica narrativa? Significa “Mostra, non raccontare”, ed è alla base di una narrazione efficace. È da tenere a mente fino alla nausea, perché può fare la differenza tra una lettura scorrevole e una noiosa.

Ma in che cosa consiste?

Si tratta, semplicemente, di mostrare qualcosa (un tema, un’atmosfera, una reazione, uno stato d’animo, un tratto caratteriale…) anziché dichiararlo esplicitamente al lettore. Questo gli permetterà di sperimentare su di sé la storia stessa attraverso le azioni dei personaggi, le sensazioni, le parole, le emozioni, e non attraverso la descrizione nuda e cruda. L’obbiettivo È quello di trasportare il lettore all’interno del testo e fargli vivere in prima persona lo svolgimento della narrazione.

Il lettore attivo

Il punto, quindi, è permettere al lettore di vivere l’esperienza insieme ai personaggi, piuttosto che “ascoltarla” passivamente. Infatti, il termine “tell”, raccontare, ha qui un’accezione negativa in quanto presuppone una parte attiva – ovvero il narratore che, appunto, racconta – e una parte passiva – il fruitore che ascolta.

Se, invece, le esperienze vengono “mostrate” attraverso tutto ciò che non consiste in una descrizione o dichiarazione esplicita, sono automaticamente più immediate e fruibili attivamente dal lettore: egli deve interpretarle e ricavarne una conclusione.

Esempi di “Show, don’t tell”

  • Mostrare l’aspetto

Questa tecnica è un espediente sempre utile per evitare le infodump, soprattutto nella descrizione di luoghi e personaggi.

Prendiamo Anna, la nostra protagonista: è una giovane donna sulla trentina, carnagione olivastra, capelli castani, lisci, tagliati all’altezza delle spalle. Ha grandi occhi marroni ed è molto bassa.

Un ritratto così asciutto e privo di emotività non aiuta il lettore a immedesimarsi in lei, né gli dà informazioni che lui potrebbe elaborare e fare sue per crearsi l’immagine di Anna nella mente. Chi scrive potrebbe pensare di avere tempo per “accalappiare” il lettore, ma non è così: la giovane rischia di apparire come un personaggio qualunque, e di non entrare in simpatia (intesa come interesse e attrazione).

Invece, anche una semplice descrizione può e deve essere sfruttata per dirci di più di quello che viene scritto. Il lettore deve poter leggere tra le righe e interpretate Anna a modo suo. Il suo aspetto dovrebbe essere mostrato fin da subito ma, appunto, mostrato, non raccontato. Ad esempio:

Anna si mise in punta di piedi e allungò un braccio, la punta della lingua tra le labbra per lo sforzo. Riuscì a raggiungere il suo obbiettivo, il libro di ricette sulla mensola più bassa della credenza di sua nonna.

  • Mostrare un tratto caratteriale

Quali caratteristiche abbiamo attribuito al personaggio? Potremmo aver stabilito, ad esempio, che Anna è una donna impaziente. La scelta è quindi se descriverla come tale o se suggerirlo al lettore tramite degli indizi.

Quindi potrebbe guardare spesso l’orologio, o picchiettare le unghie sul tavolo dopo essere stata messa in attesa durante una telefonata. Potrebbe battere nervosamente la punta del piede in coda alla posta, o rispondere in modo brusco quando il cameriere, dieci minuti dopo averla fatta accomodare, si presenta per prendere l’ordinazione.

  • Mostrare un sentimento

Sarebbe semplice scrivere:

Anna era innamorata.

Ma quali emozioni trasmette questa frase? Nessuna. Ci viene detto come si sente Anna, ma non ci viene mostrato. Il lettore di certo ora sa che lei è innamorata, ma non lo ha né visto né tantomeno vissuto. Se, invece, tenessimo a mente la regola dello “show don’t tell”, potremmo utilizzare, ad esempio, dei gesti:

Anna gli prese una mano nella sua, con delicatezza. La fece ciondolare avanti e indietro, sorridendo, senza riuscire a distogliere lo sguardo dall’intreccio delle loro dita. Desiderò che quel momento durasse per sempre.

  • Mostrare una reazione

E se, affrontando una discussione, il nostro personaggio realizzasse di avere torto ma non volesse ammetterlo?

Anna serrò le labbra, aggrottando le sopracciglia. Lanciò un’occhiata al di là di Simone, alla ricerca delle parole giuste.

– Non hai niente da aggiungere? – chiese lui.

La donna abbassò lo sguardo, fissandolo sull’asfalto.

– Quindi è così. Niente. Non ti viene in mente nient’altro. E io che questa volta ti credevo davvero.

Diventare grandi osservatori

È essenziale, quindi, utilizzare questa tecnica per caratterizzare i personaggi, ma anche per il world building, per le scene di azione, per la progressione narrativa, mostrando quello che succede senza dover per forza raccontare.

Per essere in grado di fare ciò, si deve innanzitutto allenare il proprio sguardo a cogliere i dettagli della vita di tutti giorni. Essa è la maggiore fonte di ispirazione, in questo caso. Nessuna delle persone con cui ci relazioniamo costantemente, infatti, ci arriva di fronte con una breve descrizione allegata: sta a noi cogliere i segnali e gli indizi che ci permettono di attribuirle, nella nostra mente, determinate caratteristiche – al di là di quelle fisiche che possono saltare all’occhio.

Non esagerare

Come tutte le regole, Show, don’t tell ha le sue eccezioni. Non bisogna infatti abusarne: descrizioni e spiegazioni dirette possono essere utilizzate “come scorciatoie, per muoversi rapidamente verso le parti più importanti della narrazione o della scena”, come sostiene l’autore americano James Scott Bell. “Mostrare è essenziale per rendere le scene vivide. Se tentate di farlo costantemente, le parti che dovrebbero emergere non lo faranno, e i vostri lettori saranno sfiniti.”

Per migliorare nell’utilizzo di “Show, don’t tell”, prova questi espedienti:

  1. Aggiungi dettagli sensoriali. Pensa sempre ai cinque sensi, e prova a inserirli tutti nel tuo testo. Non solo permetterai al lettore di immergersi nella scena, ma darai ai personaggi un mondo reale con cui interagire.
  2. Usa il dialogo. La voce dei personaggi, da sola, ci dice molto su loro stessi, sulla situazione in cui si trovano e sul modo in cui si relazionano. Può anche essere usato per descrivere il mondo in cui avviene la vicenda, sempre facendo attenzione a non cadere nell’infodump, cioè lasciando semplicemente il compito di descrivere l’ambientazione a un personaggio invece che al narratore.
  3. Lascia che siano le azioni a parlare. Come hai visto negli esempi precedenti, uno strumento molto utile consiste nel far compiere ai personaggi un gesto o un’azione che ci dice qualcosa sulla sua persona, piuttosto che esplicitarlo in modo diretto.

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