Le ore passate a fare ricerca

Quando inizio un progetto, la mia mente scoppia di idee. Stabilisco con precisione innumerevoli particolari riguardo all’ambientazione, ai personaggi, all’intreccio. Riempio pagine su pagine, sia analogiche che digitali, con informazioni partorite di sana pianta dal mio cervello.

Nel momento in cui poi sono soddisfatta della quantità di dettagli che ho prodotto e riordinato, mi ricordo di essere solo all’inizio.

Infatti, che sia un mondo del tutto immaginario, con personaggi di fantasia, o un’ambientazione reale, prima di iniziare a scrivere (e durante la stesura del testo) c’è bisogno di un approfondito lavoro di ricerca.

Ricerca di cosa?

Perché una storia possa essere davvero immersiva, ha bisogno di dettagli e caratteristiche grazie ai quali il lettore possa sentirsi coinvolto, riuscendo a immedesimarsi nei personaggi attraverso l’esperienza condivisa.

Innanzitutto, queste informazioni devono essere coerenti con quelle, più generiche, che un qualunque fruitore potrebbe già avere.

Ad esempio, il fatto che l’automobile sia stata inventata alla fine dell’800, o che nei paesi dell’America centrale la temperatura media sia più alta che in Italia, o ancora che sono esistite prosperose civiltà precolombiane.

Poi, questi dati di fatto, noti ai più, vanno arricchiti scendendo sempre più nel particolare, per dare al lettore la possibilità di vivere in quella situazione, in quel tempo e in quel luogo, attraverso i personaggi e le loro esperienze, solo grazie alle parole.

Quindi, se un romanzo parlasse di un esploratore che, nel 1909, parte per il Messico a bordo della sua Ford Modello T, alla ricerca di una città Azteca perduta, il lavoro di ricerca necessario per rendere realistica questa avventura dovrebbe vertere su diversi fronti, ed essere molto approfondito in vari ambiti, soprattutto quelli importanti per la storia.

E se ci trovassimo in un mondo immaginario?

Anche in questo caso, perché il lettore si possa immedesimare nei protagonisti deve sussistere un qualche tipo di legame con la sua realtà.

Questo è dato, solitamente, da un’esperienza condivisibile in modo trasversale (come, ad esempio, il rapporto genitore-figlio, la ricerca dell’amore, il desiderio di proteggere la propria comunità), e quindi in diversi luoghi, epoche e culture.

Perché fare in modo che l’esperienza possa essere condivisa tra noi e i personaggi a livello emotivo, deve avere un qualche legame con l’empiricità della vita reale.

Quindi, anche con un romanzo ambientato in un universo parallelo in cui la forma di vita dominante è un felino con sei zampe, perché la storia sia efficace dovrebbe condividere qualcosa con la realtà del lettore.

Ed è questo “qualcosa” che va ricercato e approfondito: magari l’esplorazione degli abissi di quel mondo, ma anche la nascita di una profonda amicizia tra due personaggi dal carattere opposto.

Nel primo caso, l’autore si potrebbe ispirare all’attuale esplorazione dei fondali marini del pianeta Terra; nel secondo, potrebbe analizzare le dinamiche interpersonali studiate da psicologi e antropologi. Per poi applicare tutto, con creatività e fantasia, al modo di quei gattoni a sei zampe.

Le fonti del sapere

Anche se la tentazione di limitarsi alla ricerca online, oggi, è forte, generalmente è sconsigliato.

Per quanto internet sia ricco di informazioni, non sempre queste sono reali o corrette. E il fatto che sia una fonte esauriente è una pura e semplice illusione.

Fai un esperimento: scegli l’argomento che più ti aggrada e fai una ricerca sul web. Poi fai la stessa cosa cercando i testi cartacei che parlano di quello stesso argomento: sono certa che da quegli scritti e manuali, potrai ricavare almeno il doppio delle informazioni.

Il mio consiglio è di affrontare la ricerca su entrambi i fronti, integrandoli a vicenda.

In questo caso, archivi e biblioteche, grazie alla presenza sia di testi stampati che di una connessione internet, diventano il miglior luogo dove potersi informare riguardo a qualunque argomento.

Un esempio pratico è dato dallo scrittore Emilio Salgari, noto soprattutto aver inventato il personaggio del pirata Sandokan. Egli ha prodotto decine di romanzi ambientati in luoghi esotici (agli occhi di una persona italiana), senza viaggiare ma grazie a un’approfondita ricerca – svoltasi nella Biblioteca Civica Centrale di Torino.

La possibilità, inoltre, di intervistare persone legate all’ambito di ricerca utile alla trama, è sempre un bonus, e i social media oggi ci vengono incontro.

È semplice, infatti, cercare online un gruppo specifico di persone, e trovarne qualcuna interessata a rispondere a domande sulla realtà che loro vivono ogni giorno.

Tra realtà e immaginazione

Abbiamo capito, quindi, che la ricerca è necessaria in ogni caso, perché rende più realistica e immersiva l’esperienza.

Ma anche perché può stimolare la fantasia dell’autore che, padroneggiando un argomento, può elaborarlo oltre alla realtà o sfruttare le lacune del lettore.

È un classico espediente, ad esempio, dei romanzi polizieschi. Il detective risolve un mistero grazie alle informazioni di sua conoscenza, magari sulla psicologia umana o sulla scienza forense. E se il detective dispone di questa conoscenza, è ovvio che debba possederla in primis lo scrittore.

Nei romanzi di fantascienza, invece, il realismo è interamente basato su quanto è plausibile una certa situazione tecnologica in base alla realtà del lettore. Questo necessita di una particolare conoscenza nell’ambito scientifico dominante nel romanzo.

Ad esempio i viaggi spaziali, il mondo della fisica quantistica, la composizione del genoma umano.

Con ciò non voglio dire che sia necessaria una laurea per parlare di questi argomenti. Ma è importante capire l’importanza della ricerca in quanto un autore deve necessariamente saperne più del lettore, almeno nel contesto stretto dello specifico romanzo che ha scritto o che sta scrivendo.

Nel tuo progetto, quali argomenti dovrai affrontare? E quanto tempo hai dedicato alla ricerca? Fammelo sapere nei commenti!

 

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