Una storia può coinvolgere in molti modi: potremmo fare il tifo per un amore appena sbocciato, o potremmo voler vedere quel perfido antagonista sconfitto una volta per tutte. Immedesimandoci nel protagonista, condivideremo con lui tutte le difficoltà che questa sfida comporta, perché la domanda che ci attanaglierà durante l’intera lettura è: riuscirà il nostro eroe nel suo intento? Ed è proprio questa incertezza riguardo l’esito della situazione che si traduce in suspense, ovvero ciò che ci tiene incollati alla storia dall’inizio alla fine.

Il termine suspense deriva dal francese e significa proprio incertezza, apprensione. Con il diffondersi della letteratura poliziesca e noir in Francia, all’inizio del diciannovesimo secolo, la suspense divenne un espediente fondamentale della letteratura ed entrò nella lingua inglese come suspense, passando poi ad altre lingue come anglicismo.

L’avvenimento narrativo che scioglie la tensione generata dalla suspense è la risoluzione del mistero, che di solito avviene in maniera totalmente razionale, senza dettagli in sospeso.

Il paradosso

Nella vita reale ci teniamo il più lontano possibile da situazioni di incertezza, perché queste possono procurare ansia e preoccupazione. D’altra parte, quando si tratta di intrattenimento, ricerchiamo attivamente queste emozioni, ad esempio attraverso il cinema e la letteratura. La narrazione drammatica si basa interamente sulla suspense, che è un requisito fondamentale di ogni storia.

Prova a pensare al libro che stai leggendo: non importa di che genere sia, quello che è certo è che ciò che ti invoglia a continuare è l’incertezza. Quale scelta farà il protagonista? Riuscirà a raggiungere il suo scopo? O forse l’antagonista avrà la meglio?

È qualcosa di più…

Perché la suspense risulti efficace, però, deve basarsi su alcuni requisiti senza i quali non si otterrà l’effetto desiderato.

  1. Il lettore deve essere affezionato al personaggio. Se si è creato un legame tra il fruitore e chiunque si trovi in uno stato di incertezza, automaticamente la risoluzione di questo stato diventa importante. Al contrario, se al lettore non importa del personaggio non si avrà alcuna suspense.
  2. La minaccia deve essere imminente. Se sapessimo che un asteroide colpirà la Terra tra duemila anni, saremmo preoccupati adesso? E se invece colpisse tra un mese? Più l’eventualità del pericolo è vicina, più la tensione è forte.
  3. L’esito non deve essere scontato. Le probabilità di successo o di fallimento devono essere uguali, perché questo mantiene lo stato di incertezza fino alla fine.

Lo spannung

Il termine tedesco “spannung” significa tensione e, sebbene possa sembrare intercambiabile con “suspense”, non lo è. Infatti, la tensione deriva dall’incertezza, ma sono due emozioni diverse. Si tratta di una suspense irrisolta, il cui esito viene continuamente posticipato. Sia nella letteratura che nel cinema, la suspense viene costruita nel corso della narrazione, sino a raggiungere lo stato di maggiore tensione, ovvero la spannung,

Se i possibili risultati di una situazione, sia positivi che negativi, sono mostrati, sia in modo esplicito che implicito, fin dall’inizio, il lavoro dello scrittore consiste nel posticipare lo scioglimento di questa situazione il più possibile, creando così tensione.

La suspense può venire confusa anche con la semplice curiosità, ma queste due emozioni si basano su dilemmi molto diversi. Da un lato, la curiosità è frutto della domanda: che cosa vuole il protagonista? Dall’altro, la suspense vuole una risposta a: riuscirà a ottenerlo?

Tra frustrazione e ricompensa

Come abbiamo già sottolineato, è fondamentale che l’esito possa essere in egual modo sia positivo che negativo. Per mantenere vivo questo dubbio, però, è necessario bilanciare, durante la narrazione, le volte in cui il personaggio riesce a vincere e quelle in cui perde.

Quando il risultato desiderato viene ottenuto, si ha una ricompensa; quando invece non viene ottenuto o viene posticipato, si ottiene frustrazione.

Se il personaggio vince e perde in egual modo i vari conflitti e ostacoli che emergono durante la storia, il risultato finale non sarà prevedibile.

Alcuni espedienti

Per mantenere costantemente vivo lo stato di incertezza, oltre ai tre requisiti fondamentali di cui ho parlato prima, si possono usare alcuni espedienti narrativi.

  • Introdurre conflitti, ostacoli e complicazioni, che aiutano a mantenere vivo il dubbio giocando su frustrazione e ricompensa.
  • Creare un senso di immediatezza, per cui questi vari conflitti minori vanno risolti il più in fretta possibile, oltre ad avere sempre l’ombra della imminente minaccia principale sulla testa.
  • Porre dei dilemmi ai personaggi, che devono compiere una scelta tra più opzioni ugualmente valide e attraenti, ma che possono portare a risultati completamente diversi.
  • Costringere i personaggi ad affrontare le proprie paure, creando automaticamente tensione. Grazie al legame creatosi, infatti, il lettore sarà in apprensione per la sorte del personaggio.
  • Aumentare la minaccia, facendo diventare una situazione già pericolosa ancora più complessa. E se, oltre all’incertezza di riuscire a conquistare il suo amore, il protagonista dovesse anche salvarlo dal più potente stregone del mondo?

L’ironia drammatica

L’ ironia drammatica è uno strumento molto potente, che va usato con consapevolezza ed equilibrio: si ha quando il lettore è a conoscenza di informazioni che, invece, il protagonista o i personaggi non sanno. È efficace soprattutto quando queste informazioni riguardano qualcosa di potenzialmente pericoloso. In questo caso la domanda, individuata dallo scrittore francese Yves Lavandier, è: il personaggio finirà per scoprire ciò che non sa, e se sì come? Questo mantiene l’interesse del pubblico durante lo svolgimento della trama e crea suspense.

Rilasciare la tensione

In una trama ben costruita, anche se la tensione è costante, sono presenti dei momenti in cui essa può venire rilasciata. Possono essere, ad esempio, quelle scene in cui i protagonisti chiacchierano intorno a un fuoco, o si godono un meritato riposo dopo settimane di fuga. O ancora, momenti di risate o di pianto, qualcosa, insomma, che permetta ai personaggi, ma anche il lettore, di uscire dallo stato d’ansia per permettergli di prendere fiato.

Come sempre, è questione di equilibrio: una trama che mantiene angoscia e tensione dall’inizio alla fine, senza respiro, può risultare eccessiva, anche fisicamente sfiancante; d’altra parte, storie senza alcuna suspense o incertezza possono non essere abbastanza coinvolgenti.

Nel tuo manoscritto, da che cosa scaturisce la suspense? Hai bilanciato attentamente ricompensa e frustrazione? Se ti serve un consiglio, scrivi a info@accademiadellascrittura.com!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.