La narrativa comprende tutti i testi caratterizzati da una narrazione, cioè dalla presenza di almeno un personaggio che compie un’azione per raggiungere un obbiettivo superando degli ostacoli. Racchiude in sé, quindi, fiabe, miti, novelle, ma soprattutto racconti (forma narrativa breve) e romanzi (forma narrativa lunga e articolata). Si contrappone al termine “saggistica”, che comprende quelle opere scritte in prosa in cui vengono esposti studi e ricerche a carattere monografico.

L’atto del narrare è un elemento intrinseco della comunicazione umana. Attraverso la narrazione, gli uomini si trasmettono eventi e conoscenze, si mettono a parte di elementi fattuali realizzatisi in contesti diversi da quelli del presente. Il narrare, nel contesto della vita quotidiana, ha quindi una essenziale funzione pratica. Esistono poi usi meno immediati, che possono avere scopi ludici o didattici.

La narrativa delle origini era orale e includeva miti, fiabe e racconti epici. Fino al Cinquecento, la narrazione era operata soprattutto in versi, mentre nella letteratura moderna prevale la narrazione in prosa.

Oggi si tende a suddividere i testi narrativi in generi letterari, caratterizzati da elementi distintivi. Alcuni testi sono, però, più direttamente legati all’atto del narrare in sé, più che a tratti specifici che permettono di catalogarli all’interno di un genere preciso: si parla, in questo caso, di narrativa non di genere.

La corrente principale

Mainstream è una parola molto frequente nei dibattiti letterari, utilizzata in contrapposizione alla letteratura di genere. È un termine inglese composto di due parole: “main”, che significa “principale”, e “stream” ovvero “flusso” o “corrente”. Non riguarda solo la letteratura, ma spazia su più campi della cultura e dell’arte. Indica quindi tutto ciò che è comunemente conosciuto, e quindi dominante. Di riflesso, il mainstream racchiude in sé i gusti del grande pubblico, raggiungendo la platea più vasta possibile.

È un termine ambiguo che, a seconda degli ambiti e delle circostanze, il termine può assumere connotati sia positivi che negativi. Spesso il mainstream viene considerato sinonimo di cultura di massa, espressione di “tendenza”. Musica, moda, cinema: sono molti i campi in cui si generano, a seconda dei tempi, delle tendenze la cui imitazione garantisce il favore del pubblico, e la letteratura non fa eccezione.

Il successo, però, tende a uniformare i prodotti, che possono risultare ripetitivi. Questo “appiattimento” potrebbe finire con il rendere il mainstream qualcosa di negativo, anche il termine non include in sé alcun carattere qualitativo.

Mainstream vs genere

Con letteratura mainstream si indica quindi narrativa “non di genere”, ovvero tutte quelle opere che non si rifanno agli schemi classici dei generi letterari. In narrativa, il mainstream racchiude sia romanzi d’estrazione culturale elevata sia, paradossalmente, romanzi che piacciono alla “massa”.

La definizione di mainstream letterario può essere chiara solo prendendo in considerazione la letteratura di genere. La nascita dei generi letterari risale alla seconda metà del Settecento con l’avvento del romanzo gotico. Prima di questo importante momento per la letteratura, la narrativa d’autore era considerata l’unica forma espressiva possibile.

La narrativa mainstream è spesso considerata vera e propria espressione dell’arte letteraria, con la creazione di opere uniche e inimitabili tra loro. I romanzi appartenenti ai generi letterari sono invece considerati l’antitesi, aventi forma e contenuti che si rifanno a un concetto “predefinito”, e quindi replicabile in serie.

Ma ci sono dei ma

Romance, fantasy, thriller: questi e molti altri generi letterari, sebbene seguano dei “modelli”, non sono esenti dall’atto artistico della creazione. Proprio la produzione di opere basate sugli stessi presupposti costringe gli autori a cercare di uscire il più possibile dagli schemi, andando a generare continuamente usi prima inimmaginabili di certi modelli.

È poi difficile che un romanzo rientri strettamente in un singolo genere: possono esistere romance umoristici, thriller fantascientifici, fantasy storici e così via. Allo stesso modo, è facile individuare un genere anche in quei romanzi definiti mainstream: Lessico Familiare, di Natalia Ginzburg, è un’opera autobiografica con carattere ormai storico, in quanto racconta di eventi accaduti a partire dagli anni ’30 del Novecento; Le otto montagne, di Paolo Cognetti, è un romanzo di formazione; Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi, ha presupposti fantasy.

Un’altra distinzione che viene solitamente fatta da chi vuole a tutti i costi separare la narrativa “pura” dal resto è il linguaggio utilizzato, ritenuto più alto. Però esistono Austen, Tolkien, Bulgakov: autori che utilizzano un linguaggio formale all’interno di opere dal genere specifico.

La narrativa “pura” esiste davvero?

A cosa serve suddividere la letteratura in categorie? Senz’altro è utile per la catalogazione, e quindi per individuare opere simili tra loro per certi aspetti. Oltre a facilitare i lettori nella scelta, i generi letterari possono essere utilizzati dagli autori stessi per andare incontro alle richieste di un certo mercato, lavorando proprio su quei “modelli” che la letteratura non di genere rinnega.

Eppure, anche questo tipo di narrazione è legato a caratteristiche precise, anche se esse possono non essere evidenti nemmeno all’autore (pensiamo a quei “temi” che emergono man mano che la storia si svolge, ma che non ne sono la base) o evolvere con il tempo (quando Anna Karenina di Tolstoj fu pubblicato, a fine Ottocento, era un romanzo di attualità, mentre oggi è ascrivibile a romanzo storico).

Forse ogni forma di narrativa è pura, perché espressione stessa dell’atto di narrare. La suddivisione in generi è una comodità utile ma non necessaria. Quello a cui ogni autore dovrebbe mirare è creare un’opera unica a modo suo, e ogni lettore deve sapere che può trovare qualcosa che ama all’interno di qualunque genere.

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