La definizione più semplice che si possa dare della parola “protagonista” è quella del personaggio principale di una storia. Questa frase, però, comporta la pregressa conoscenza del significato di due elementi fondamentali della narrazione: personaggio e storia.

  • Il personaggio è uno degli attori che si muove e viene mosso all’interno di una narrazione.
  • La storia è la vicenda che si svolge secondo lo schema di inizio-conflitto-svolgimento-fine.

Ciò che lega i due concetti è proprio il protagonista: scendendo un po’ più in profondità, dunque, il protagonista è il punto focale di ogni cosa che accade all’interno della trama. Attorno a questa figura si creano i principali conflitti, ed è il personaggio che porta avanti la loro risoluzione.

Non si deve cadere nell’errore di pensare che una caratterizzazione dettagliata sia necessaria solo per quelle storie incentrate sulla relazione tra il protagonista e gli altri personaggi. Anche le trame più complesse, per essere efficaci, devono avere un protagonista sfaccettato.

Non è sempre facile identificare il protagonista: a volte, alcuni personaggi agiscono e muovono la trama allo stesso modo. La differenza tra un protagonista e un personaggio secondario, come approfondiremo più avanti, è questa: il protagonista è colui di cui vediamo il mondo interiore, i suoi difetti e conflitti personali, e, soprattutto, vediamo come questi si intrecciano con il mondo esteriore e con l’azione che si svolge nella trama.

Il protagonista è un eroe?

Spiega la sceneggiatrice Dara Marks nel libro L’arco di trasformazione del personaggio:

“L’opposto di eroico non è codardo o spregevole, ma tragico.”

È eroico qualcuno che affronta le sue paure, i conflitti interiori ed esteriori, uscendone come una persona migliore.

Al contrario, chi non migliora, chi non impara, chi viene sconfitto (soprattutto nel conflitto interiore), e rimane la stessa persona che era all’inizio, con gli stessi difetti e le stesse convinzioni, affronta un destino tragico. La sfida dell’eroe è quella di reagire ai conflitti: scappare o evitare le sfide non porta a nulla, non avvia nessun cambiamento, nel bene e nel male.

Conflitto interno ed esterno

I problemi che si incontrano nel mondo che ci circonda hanno un forte impatto su di noi e sul nostro mondo interiore. Quando le difficoltà sono particolarmente ardue, si mette in moto un meccanismo di reazione che ci fa evolvere, rendendoci più forti o, al contrario, indebolendoci.

Le azioni che copiamo, quindi, riflettono sempre il nostro io interiore, i nostri bisogni e il modo che abbiamo imparato per soddisfarli. Per far sì che una storia sia efficace deve necessariamente muoversi su due livelli:

  1. quello del mondo interiore del protagonista;
  2. quello del mondo esteriore.

I due livelli sono strettamente interconnessi, perché il secondo, e il modo in cui il protagonista si relaziona con esso, riflette il primo. Una linea segue l’azione, e una linea segue l’arco di trasformazione del personaggio, che interiorizza ed elabora quell’azione. Di conseguenza, i conflitti del mondo esterno e il modo in cui si cerca di risolverli riflettono i conflitti interiori. Gli obbiettivi interni ed esteri sono correlati, spingono avanti la storia e gli uni non possono essere risolti senza affrontare gli altri.

Il trionfo del protagonista sull’antagonista (o viceversa) non è misurato solamente da armi esterne, ma anche da quelle usate nel conflitto interno. Come abbiamo visto nell’articolo L’antagonista in narrativa, l’avversario da affrontare è in realtà il riflesso di una debolezza del protagonista.

Sempre Dara Marks sostiene: “Quando la tensione drammatica è focalizzata sul conflitto interno, le azioni esterne divengono molto più potenti e significative perché riflettono quello che consideriamo vero nelle nostre vite: noi (e con noi i nostri personaggi) cresciamo e cambiamo internamente in misura direttamente proporzionale ai conflitti e agli ostacoli che siamo costretti ad affrontare  e che superiamo nel mondo esterno.”

Il fatal flow

Perché una storia sia interessante, deve iniziare quando il protagonista si trova in un punto di svolta della sua vita. È sull’orlo di un conflitto interiore, ciò che gli manca è solo una piccola spinta che dia avvio al suo percorso di trasformazione (una spinta, normalmente, esterna, identificabile con l’inciting incident).

Partendo dal presupposto che il cambiamento è parte integrante del conflitto ed è un requisito obbligatorio per la crescita, ogni protagonista deve avere un personale fatal flow, difetto fatale, che si contrappone proprio al cambiamento. È ciò che lo trattiene dall’evolvere, è la situazione di finta comodità che lo ha mantenuto vivo fino a quel momento. È una comodità, però, che non riflette la vera natura del protagonista: lui vuole di più, può di più, e il conflitto interiore nasce proprio dalla lotta tra la sicurezza del noto e le potenzialità dell’ignoto.

Il rapporto lettore-protagonista

Fondamentalmente, il tema di una storia nasce dal conflitto interno del protagonista e si riflette su un conflitto esterno, tangibile. Siccome l’esperienza umana ci insegna che la tragedia più grande non è morire, ma vivere senza conoscere se stessi, spesso le narrazioni efficaci raccontano di un personaggio che deve capire o riscoprire la sua vera natura. È proprio questa ricerca di sé che accomuna l’esperienza del protagonista a quella del lettore.

È fondamentale delineare con chiarezza il protagonista, perché una trama efficace è costruita anche sul suo arco di trasformazione, e non solo sulla risoluzione di un conflitto esterno. Il lettore entra all’interno di una storia attraverso il protagonista, e questo è un aspetto da non sottovalutare. Dopotutto, è proprio per il lettore che scriviamo, è per lui che scegliamo di raccontare questa vicenda in questo modo, anche quando il lettore per cui scriviamo siamo noi stessi.

La connessione tra autore e lettore avviene proprio grazie il protagonista, è il personaggio con il quale il lettore è coinvolto nella storia. È vedendolo trionfare sui suoi limiti interni che mostra al lettore che anche lui può trovare il modo di affrontare e superare i problemi della vita reale.

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