Un aspetto della scrittura di un romanzo spesso sottovalutato dagli aspiranti autori è quello delle sottotrame (subplot in inglese), ovvero tutte quelle vicende che non seguono strettamente la trama principale (plot) ma che le corrono accanto, intrecciandosi con essa.

Le storie senza sottotrame vengono percepite come “semplici”. Non sempre questo è un male: tutto dipende dalla bravura dell’autore e dall’interesse che i personaggi suscitano nel lettore. Infatti, la presenza o meno di sottotrame è uno degli elementi che distingue un romanzo da un racconto, in quanto quest’ultimo richiede una progressione più lineare. Le trame secondarie possono arricchire un testo, fornendo diversi punti di vista e offrendo una panoramica più ampia sull’intera vicenda.

A cosa servono?

Le subplot sono, quindi, archi narrativi secondari, e svolgono almeno una di tre funzioni fondamentali:

  1. rinforzano il tema principale della storia, introducendo una o più variazioni dello stesso. La narrazione di vicende che si svolgono parallelamente a quelle centrali, soprattutto nel momento in cui riguardano personaggi secondari, può offrire al lettore la possibilità di scoprire un nuovo punto di vista, integrando quello della trama principale.
  2. aggiungono complessità, tensione e dettagli. Soprattutto nei romanzi che abbracciano un arco temporale ampio o hanno molti personaggi minori, è importante che accada qualcosa di diverso dalla trama principale, che comunque sia legato a essa.
  3. esplorano il carattere dei personaggi, facendoli reagire e interagire nelle situazioni più disparate.

Esplorare i personaggi

La sottotrama può essere un ottimo mezzo per definire meglio un personaggio. La credibilità dei personaggi è alla base di un buon romanzo, e per far ciò gli archi narrativi secondari offrono un terreno ideale. Le sottotrame possono svelare caratteristiche psicologiche dei personaggi che non emergerebbero seguendo solo la trama principale e rivelare l’evoluzione dei personaggi tramite il confronto con gli altri o con situazioni particolari. Inoltre sono utili per raccontare il passato: i flashback sono un ottimo strumento per delineare meglio la storia dei personaggi, per conoscere il loro background e intuire come potrebbero cambiare durante la storia.

Trama e sottotrama: 4 tipi di relazione

Lo scrittore Robert Mckee sostiene che esistano quattro modalità in cui trama e sottotrama si possono intrecciare. Quest’ultima può:

  1. contraddire l’idea che regge la trama principale, aggiungendo così una dose di ironia e arricchendo la storia con variazioni sul tema.
  2. ribadire l’idea di fondo della trama principale.
  3. ritardare l’incidente scatenante della trama principale. Qui il rischio di confondere il lettore, per cui questa modalità va usata con cautela.
  4. complicare la trama principale, introducendo ulteriori difficoltà per il protagonista. In questo modo si può delineare meglio il personaggio e offrire momenti di rottura della tensione che permettano al lettore di “prendere fiato”.

Una questione di equilibrio

Se si dedica troppa attenzione alla sottotrama si rischia di allontanarsi dalla trama principale. Inoltre, se trama e sottotrama sono incentrate su personaggi diversi, è necessario fare attenzione a non rendere un personaggio secondario più importante del protagonista. La sottotrama non è mai neutra: o è utile o è dannosa, perché il suo affiancarsi alla trama principale la rende automaticamente un intralcio, in assenza di una precisa funzione.

In un romanzo ogni elemento deve essere funzionale alla storia, e le sottotrame non fanno eccezione. Il rischio principale nell’introdurre degli archi secondari è quello di annoiare, portando il lettore a pensare di star perdendo tempo. Questo non succede nel momento in cui la sottotrama fornisce elementi necessari allo svolgimento degli eventi.

Ricordi la differenza tra infodump e informazione funzionale? Ne abbiamo parlato in questo articolo.

L’importanza di una connessione

Non esiste un solo modo di costruire le sottotrame, perché dipende dalla funzione che svolgono all’interno della storia. Una sottotrama può coinvolgere sia il protagonista sia dei personaggi secondari, o solo questi ultimi. Ciò che accade all’interno di quell’arco narrativo può influenzare la trama principale, ma è possibile anche il contrario. L’elemento indispensabile è che vi sia sempre una connessione di qualche tipo tra trama e sottotrama.

Anche se protagonista e personaggi secondari si muovono su diversi archi narrativi, li deve accomunare uno stesso obiettivo tematico, ad esempio la lotta per far trionfare il bene sul male. I personaggi secondari non devono necessariamente raggiungere l’obiettivo della trama, che spetta al protagonista, ma lo aiutano o, viceversa, lo ostacolano.

Abbiamo parlato di aiutanti e oppositori in questo articolo!

Tipologie principali di subplot

All’interno di una storia possono esserci più sottotrame: tutto sta nel gestirle senza danneggiare la trama principale, rallentandola o creando confusione. Si tratta di una storia nella storia, con un suo inizio, uno sviluppo e una fine.

  • Sottotrama speculare: si ha quando un conflitto secondario rispecchia il conflitto principale. Il protagonista solitamente impara una lezione preziosa da una sottotrama speculare, che lo aiuta a risolvere un suo problema.
  • Sottotrama romantica: il tipo di sottotrama più popolare in tutti i generi perché mostra un lato sensibile e comprensibile del personaggio principale e inevitabilmente aiuta il lettore a entrare in empatia o a comprendere meglio le azioni del protagonista.
  • Sottotrama parallela: sono spesso indicate come trama B, trama C e così via. Sebbene siano trame secondarie, funzionano indipendentemente dalla trama principale. Le trame parallele spesso implicano interazioni tra personaggi secondari o terziari, ma si riferiscono comunque al tema di fondo del romanzo.
  • Sottotrama conflittuale: aggiunge conflitto e tensione al romanzo. È la tipologia di subplot ideale per una caratterizzazione approfondita dei personaggi, in quanto li inserisce in determinati conflitti e mostra se e come li superano.
  • Sottotrama espositiva: aggiunge retroscena, come il passato o l’infanzia di un personaggio, sempre in funzione della la trama principale.

Sei consigli pratici

  1. Assicurati che le sottotrame rimangano in secondo piano rispetto alla trama principale.
  2. Ricorda che la sottotrama è lì per arricchire e migliorare la trama principale, non per sopraffarla.
  3. Sperimenta con la sottotrama per rendere la tua narrazione più interessante. Ad esempio, se la tua trama principale è in terza persona, considera di scrivere la sottotrama in prima persona dal punto di vista di un personaggio secondario.
  4. Usa le sottotrame per evitare una parte centrale piatta. Se la trama principale inizia a rallentare a metà del tuo romanzo, prova a usare una sottotrama per aggiungere suspense e azione.
  5. Non lasciare in sospeso una sottotrama, assicurati di dare loro un arco narrativo completo
  6. … E, mi raccomando, non concludere la sottotrama con troppo anticipo!

In conclusione

Non esiste un numero ideale di sottotrame da inserire in un romanzo: va valutato di volta in volta in base alla lunghezza del romanzo stesso, alla sua complessità e alla dinamicità della trama. L’importante è trovare il giusto equilibrio fra trama principale e sottotrame, adattando e plasmando queste ultime in base alle esigenze della prima.

Qualsiasi sia la funzione di una subplot, è necessario che questa abbia una relazione con l’intreccio principale, altrimenti rallenterà la narrazione. È importante non generare confusione inserendo fatti secondari inutili. Non devono mancare i conflitti, i contrasti e gli ostacoli, che devono essere risolti nel finale o appena prima.

Il tuo romanzo ha una o più trame secondarie? Come le gestisci? Scrivimi nei commenti!

Foto di Britta Preusse su Unsplash

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