La censura dei libri è una tematica che ha turbato gli animi degli scrittori e dei lettori di tutto il mondo per secoli, sollevando discussioni ardenti sulla libertà d’espressione.

Mentre alcuni potrebbero vedere la censura come una misura necessaria per proteggere il pubblico da contenuti considerati inappropriati, altri ritengono che rappresenti una minaccia alla diversità delle idee e alla creatività.

La censura dei libri è il processo attraverso il quale determinati testi vengono proibiti, modificati o limitati in modo che non siano accessibili al pubblico. Questo può avvenire a vari livelli, da decisioni governative a restrizioni imposte da scuole, biblioteche o comunità locali.

La censura può riguardare una vasta gamma di argomenti, tra cui politica, religione, sessualità, violenza, linguaggio e altro. In questo articolo esploreremo la questione, con un focus particolare sulla recente controversia che ha coinvolto l’autore Roald Dahl.

La censura nella storia

La censura dei libri ha avuto origine con la diffusione stessa degli scritti, per ragioni politiche, religiose o sociali.

Fin dall’antica Grecia, le autorità potevano proibire o distruggere libri che consideravano una minaccia per il potere o l’ordine pubblico. Con l’invenzione della stampa nel XV secolo, e il conseguente aumento della diffusione dei libri, aumentarono anche le preoccupazioni riguardo ai loro contenuti.

L’Indice dei Libri Proibiti

Nel 1559, la Chiesa cattolica istituì l’Indice dei Libri Proibiti, un elenco di libri che venivano vietati ai cattolici e che includeva opere considerate eretiche o una minaccia per la fede. Pensa che il suo aggiornamento è stato sospeso solo nel 1966! Nel XX secolo, la censura è stata un problema soprattutto nei regimi totalitari come l’Unione Sovietica, la Germania nazista e gli Stati Uniti, dove i libri venivano vietati o bruciati per ragioni morali.

Ancora oggi, la censura dei libri persiste in molte parti del mondo, spesso soggette a regimi autoritari, con l’obiettivo di proteggere il potere esistente.

Allo stesso tempo, nel corso dei secoli sono state molte anche le battaglie per la libertà di espressione e di stampa. Le società democratiche cercano di bilanciare il diritto alla libertà di espressione con la necessità di regolare i contenuti dannosi o illegali. In Italia, l’Articolo 21 della Costituzione sancisce la libertà di espressione per tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, etnia, nazionalità o orientamento politico. Precisa anche, però, che:

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.

L’espressione “buon costume” tiene conto del fatto che le sensibilità di una società sono in continua evoluzione, e ciò che rappresentava uno scandalo ieri può non esserlo oggi.

Il paradosso della censura

La censura dei libri viene giustificata in nome della protezione del pubblico da contenuti ritenuti dannosi.

Tuttavia, questa giustificazione solleva un paradosso interessante: chi decide cosa è dannoso? Le risposte a questa domanda possono variare notevolmente da una cultura all’altra e da una generazione all’altra.

In alcuni casi, la censura dei libri è stata utilizzata per sopprimere idee considerate minacciose per il potere dominante.

Questo ha portato gli scrittori a diventare voce di opposizione, sfidando apertamente le restrizioni, creando opere che esplorano temi proibiti e promuovendo la libertà di espressione. Opere classiche come 1984 di Orwell e Il nome della rosa di Eco sono esempi di romanzi che hanno sollevato questioni importanti sulla censura e sulla libertà intellettuale.

La questione Roald Dahl

Roald Dahl è uno degli autori per ragazzi più conosciuti al mondo, noto per opere come Charlie e la fabbrica di cioccolato e Matilda. Negli anni l’autore (che ha espresso in più occasioni commenti sessisti e antisemiti) non è stato immune alla censura letteraria: uno dei casi più noti riguarda il suo libro Le streghe, pubblicato nel 1983.

Il libro è stato criticato da alcune scuole per il suo contenuto spaventoso e l’uso di immagini potenzialmente disturbanti. Alcuni genitori hanno sostenuto che il libro potesse addirittura traumatizzare i giovani lettori! Per questo motivo, in alcuni casi, Le streghe è stato vietato o rimosso dalle biblioteche scolastiche.

Oggi Dahl è più che mai al centro del dibattito sulla censura per un motivo che appare come l’evoluzione di quel pensiero: la Puffin Books, casa editrice per bambini, ha deciso di ripubblicare nel 2023 i libri dell’autore britannico modificandone leggermente il contenuto. A detta loro, i nuovi volumi “[…]sono progettati per i bambini che potrebbero navigare in modo indipendente nei contenuti scritti per la prima volta”. Insomma, per essere il più “politically correct” possibile.

In vita, Dahl aveva minacciato i suoi editori che avrebbe smesso di scrivere se avessero modificato anche solo una parola nei suoi libri.

A febbraio, a ventitré anni dalla sua morte, l’editore Puffin Books ha annunciato di aver lavorato per tre anni con dei sensitivity reader, cioè lettori capaci di individuare parole e contenuti potenzialmente offensivi, in vista della ripubblicazione delle opere di Dahl, modificate ad hoc. L’intervento, analizzato con precisione in un articolo del The Telegraph, ha scandalizzato sia autori che lettori.

Alcuni cambiamenti si sono concentrati sull’etnia, come l’uso dei colori (sia in riferimento al colore della pelle che ad altro); altri, sul sesso e sul genere, come la rimozione sistematica della parola queer (utilizzata e tradotta con il significato di “strano”) o di alcune frasi legate a stereotipi di differenze di genere; sono state limitate le descrizioni di scarsa intelligenza e di disturbi mentali (visti in senso dispregiativo); ancora, sono stati rimossi riferimenti alla violenza in ambito comico o legata a punizioni corporali.

Perché censurare i testi?

Innanzitutto, una precisazione: la parola “censura” di per sé non ha una connotazione negativa.

Come abbiamo visto, lo Stato ha il diritto e il dovere di tutelare il “buon costume” e i suoi cittadini. Ma i dubbi e le domande rimangono: qual è il limite? Cosa si intende per “buon costume”? Chi lo decide?

Il motivo di tali modifiche potrebbe essere legato al fatto che, nel 2021, i diritti per tutte le opere dell’autore britannico sono stati acquisiti da Netflix, la potente piattaforma streaming che negli ultimi anni ha spostato l’attenzione sulla produzione diretta dei suoi contenuti.

Molti lettori hanno espresso indignazione alla notizia che le parole di un autore sarebbero state cambiate dopo la sua morte, e molti scrittori si sono mossi per dire la loro. In un’intervista con Newsnight, l’autrice Margaret Atwood ha detto riguardo alle revisioni:

Buona fortuna con Roald Dahl. Dovrete sostituire l’intero libro se volete che le cose siano belle.

A fronte delle critiche, pochi giorni dopo la notizia la Puffin Books ha annunciato che avrebbe ripubblicato, a fianco delle opere modificate, anche quelle originali, differenziando le due edizioni in modo chiaro.

La libertà d’espressione e i suoi limiti

Quindi dovremmo censurare o vietare i libri a causa del loro contenuto poco piacevole?

Roald Dahl ha sostenuto che i bambini non dovrebbero essere trattati come deboli, e che la narrativa può aiutarli ad affrontare le paure e le sfide della vita.

Mentre è comprensibile che gli educatori e i genitori vogliano proteggere i giovani lettori da contenuti inappropriati, è anche importante preservare la libertà creativa degli autori e la diversità delle idee nella letteratura.

A mio parere, sulla questione specifica delle modifiche agli scritti dell’autore britannico, a sbagliare è stato l’editore, che ha scelto di ripubblicare opere celebri per un guadagno garantito, ignorando paradossalmente che parte della loro celebrità è proprio dovuta allo stile irriverente e polarizzato.

La Puffin Books avrebbe dovuto scegliere, sempre secondo la mia personale opinione, di valorizzare autori emergenti, che scrivono testi necessariamente influenzati dalla sensibilità attuale, invece di modificare le parole di un autore classico.

Non esiste una risposta facile

Roald Dahl è un esempio emblematico di come la censura possa influenzare un autore: le sue opere sono sopravvissute alle critiche e sono ancora amate da milioni di lettori in tutto il mondo.

È vero, però, che questi libri non potrebbero mai essere scritti oggi, almeno non con il linguaggio utilizzato da Dahl, obsoleto ed effettivamente, a tratti, offensivo.

La questione della censura dei libri continua a essere oggetto di dibattito. È importante che i lettori e gli scrittori rimangano consapevoli di questi problemi e si impegnino a sostenere la libertà di espressione e la diversità delle voci nella letteratura, mentre al contempo si lavora per trovare un equilibrio tra la protezione dei lettori più giovani e la promozione della creatività.

E tu, cosa ne pensi della questione? Scrivimi nei commenti!

Foto di Michael Dziedzic su Unsplash

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